martedì 10 giugno 2008

Vi siete dimenticati di Scampia


Scampia...ve la ricordate? Che fine ha fatto? Ma esiste veramente? Una cosa è certa: non è un quartiere come tutti gli altri. E' una delle periferie più degradate d'Europa. Un enorme luogo di spaccio e di consumo. Qui si dirigono le masse di tossicodipendenti della città e della provincia. E' il luogo ideale: ampi spazi, luoghi appartati, assenza totale dello Stato...insomma una nuova America.
I fronti caldi della battaglia della monnezza, Pianura e Chiaiano, hanno allontanato quasi del tutto l'attenzione dei media da questo quartiere.
Scampia sembra una città a parte, ma invece assurge ad emblema di Napoli oggi. Somiglianze azzeccate con le metropoli del Terzo Mondo. Abnormi casermoni si stagliano all'orizzonte, le strade appaiono deserte anche di giorno. Uno spazio enorme è stato messo al servizio della camorra, senza che nessuno facesse una piega.
I drogati si nascondono fra le siepi, dietro le macchine, o nell'oscurità delle famigerate "Vele". Cumuli d'immondizia sono presenti ovunque.
La gran parte della gente occupa abusivamente gli appartamenti vuoti. Dei veri e propri tuguri, dove non filtra nè aria nè luce. Altri sono murati, altri ancora sono occupati da elementi legati alla criminalità.
Nel quartiere non vi è nessun punto di aggregazione. Se non fosse per il mercatino rionale a ridosso dell'enorme e desolata piazza centrale, la gente non saprebbe nemmeno dove fare la spesa.

L'urbanistica ha enormi responsabilità: assenza completa di attrezzature collettive, a parte il grande parco di Scampia, vero e proprio paradiso dei tossicodipendenti. O inferno, dipende dai punti di vista. L'unico grande edificio pubblico è il carcere. Non è raro vedere una folla di persone accalcata ai cancelli, in attesa della liberazione dei detenuti. E quando ciò avviene, è un sussulto di gioia fra i parenti. Mariuoli, delinquenti ed anche assassini trascorrono pochissimo tempo dietro le sbarre, per poi tornare al lavoro.
Il degrado sociale è così critico da far sembrare le Banlieu parigine uno scherzo. Solo che qui non ci sono rivolte, assalti, incendi. A parte piccoli tumulti causati dalla sovrabbondanza, ormai epocale, di rifiuti lungo il giaciglio delle strade, con conseguente rovesciamento di cassonetti, non si vede nulla, se non solitudine e desolazione. Un paesaggio per niente consono alla tradizione napoletana, che vuole l'azzurro del cielo, gli sgargianti colori dei giardini e il blu intenso del mare. Qui vi è solo il freddo grigiore del cemento e il nero dell'asfalto bollente.
Per strada campeggia uno striscione giallo, con su scritto "Se fuori non trovi la felicità, cercala dentro". Consolatorio, ma ormai non basta più vivere di filosofia.

Come insegna Roberto Saviano nel suo libro "Gomorra", la camorra non ama le emergenze, e Scampia assurge a esempio massimo. A parte gli spari, che si odono nel quartiere di tanto in tanto, regna la calma. E' lo status quo imposto dalla malavita. Essa opprime qualsiasi spirito di ribellione, spezza le energie e stronca le aspettative di un futuro ai più giovani. Fuggire è l'unica soluzione. Proprio l'unica.
Ai mass media che amano fomentare il pregiudizio degli Italiani nei confronti di un popolo come quello napoletano (vedi Libero) bisognerebbe spiegare che, se la camorra avesse voluto ribellarsi allo Stato stabilendo un tariffario con cui ripagare chi avesse creato disordini (come è successo a Chiaiano per la discarica), avrebbe scatenato una violenza simile a quella in Colombia. Altro che pietre e molotov! Quando avvengono le rivolte, la camorra è una bella scusa dietro cui nascondere le incapacità e la spiccata propensione alla fraudolenza della classe politica locale.
Andarsene da Scampia dopo aver constatato tanto scempio e tanto degrado è come ricevere un pugno allo stomaco. Eppure, a sostegno dell'enorme potenzialità del territorio ecco che, in un moderno e squallido quartiere periferico, trovi ciò che non ti aspetti: i resti di un tempietto greco-romano. C'è da dire che la speranza è l'ultima a morire.

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