lunedì 24 marzo 2008

Impregilo e Bassolino


Gestire la principale multinazionale italiana di costruzioni ed ingegneria, l'Impregilo, non è cosa facile. D'altra parte bisogna sapersi muovere in un mondo, quello della finanza, pieno di insidie e pericoli. Accumulare soldi a discapito di persone ed ambiente è l'attività più proficua. Ed Impregilo è l'esempio massimo.
Impregilo costruisce infrastrutture di ogni genere ed è impegnata tanto in Italia quanto all'Estero.
Già indagata per reati ambientali in altre parti del mondo, in Italia Impregilo stava per mettere le mani sul famigerato Ponte sullo Stretto di Messina. Accantonato (nmomentaneamente) il folle progetto di Silvio Berlusconi, la società si occupa in Italia della costruzione di tratte della TAV, dell'ammodernamento dell'Autostrada Salerno-Reggio Calabria, dell'allungamento delle tratte metropolitane di Genova e Napoli etc.
Impregilo si è impantanata in Campania, fra tonnellate di rifiuti. Il governo affidò alla cordata Fibe di Impregilo la gestione rifiuti, e non a quella Enel che presentava anche maggiori garanzie d'affidabilità, pur se con minor economicità. Cominciò il disastro. La costruzione degli inceneritori di Acerra e Santa Maria la Fossa cominciò, e con esse le legittime proteste della popolazione locale. Non si erano mai visti inceneritori con una capacità di smaltimento così grande, tanto da superare enormemente quello famoso di Vienna. Inoltre gli impianti Cdr, cioè quelli che producono "eco"balle, ne producevano parecchi fuorilegge (che ora Prodi ha autorizzato del tutto dissenatamente a bruciarle ad Acerra). Attualmente ne sono 7 milioni e più in Campania.
All'Impregilo conveniva ciò. Tramite alcuni decreti speciali (ecco perchè l'emergenza rifiuti genera denaro) fu possibile stoccare le balle in siti non idonei a spese dello Stato. Le balle avrebbero procurato un valore patrimoniale enorme alla società nel momento in cui sarebbero state bruciate negli inceneritori. L'0biettivo era il miliardo di euro. Ogni anno le balle fatturavano un valore patrimoniale pari a 220 milioni di euro. Poi la magistratura intervenne ed il capitale sociale della società, pari a 750 milioni di euro, fu sequestrato.
Bassolino, ovviamente di tutto ciò non sapeva niente. E sì, perchè lui i contratti non li leggeva nemmeno, li firmava e via, affermando con fervore dinanzi ai magistrati che faceva leggere le carte ad un noto avvocato partenopeo, dott. Enrico Soprano.
Antonio Bassolino è l'incapacità allo stato puro. Ma non è una scusante. E' un aggravante enorme! Con lui hanno mangiato tutti, destra e sinistra.
Nel 1993, quando fu eletto sindaco, la prima cosa che fece fu cambiare il nome di una strada di Napoli, Corso Elena, con il complicato nome di un comunista che ora non ricordo. La seconda mossa fu cambiare tutte le targhe antiche delle strade con delle nuove. Dopo poco tempo le lettere cominciarono a cadere da queste nuove targhe. Poi arrivò ad affiancarlo la Jervolino...ma questa è (purtroppo) un'altra storia.

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